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Chiare Luci

foto di Dario Palomba

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      Ma chi, se gridassi, mi udrebbe, dalle schiere
      degli Angeli? e se anche un Angelo a un tratto
      mi stringesse al suo cuore: la sua essenza più forte
      mi farebbe morire. Perché il bello non è
      che il tremendo al suo inizio, noi lo possiamo reggere ancora,
      lo ammiriamo anche tanto, perch'esso calmo, sdegna
      distruggerci. Degli Angeli ciascuno è tremendo.

      E così mi rattengo e il richiamo di oscuri singhiozzi
      lo soffoco in gola. Ah, di chi mai
      ci possiamo valere? Degli Angeli no, degli uomini no,
      e i sagaci animali, lo notano che, di casa nel mondo interpretato,
      non diamo affidamento. Ci resta, forse,
      un albero, là sul pendio,
      da rivedere ogni giorno;
      ci resta la strada di ieri,
      e la fedeltà viziata d'un'abitudine
      che si trovò bene con noi e rimase, non se ne andò.

      Dalla Prima Elegia, Elegie Duinesi di Rainer Maria Rilke, Giulio Einaudi Editore
      Traduzione di Enrico e Igea De Portu

       


       

      Una piccola area rurale nel Pratese con, al centro, una casa colonica. Le ricognizioni partono dalla casa e si dirigono nelle vigne intorno. La superficie, di circa un chilometro quadrato, è delimitata da un ideale filo bianco che non viene mai oltrepassato. La scelta di una piccola area mi consente una concentrazione sull'evento fotografato, legata al sopralluogo continuo, senza problemi di ora, stagione, tempo.

      Scelgo per questo set luci non alte, sufficienti per usare diaframmi aperti. Luci diffuse dalla foschia, sempre presente, luci senza ombre.

      La zona nitida, ridotta al minimo, in fondo, all'infinito. I piani al di fuori di essa sono tutti tra l'obbiettivo e l'infinito. In alcuni di questi piani grandi foglie, rami o altro che possa servire da quinta, da ulteriore diaframma esterno alla macchina, dietro cui nascondersi, guardare senza essere visti.

       

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